I buoni pasto sono di gran lunga lo strumento di welfare aziendale più diffuso oggi in Italia.
Numerose aziende sfruttano i vantaggi economici offerti dai buoni pasto (costi interamente deducibili fiscalmente, IVA ridotta al 4% anch’essa interamente deducibile, esenzione dai contributi previdenziali fino ai limiti previsti dalla legge — di cui parleremo tra poco — e il loro effetto motivazionale sui dipendenti.
Ogni giorno, milioni di persone utilizzano i buoni pasto per pagare il pranzo o i piatti pronti.
Decine di migliaia di ristoranti e negozi di alimentari considerano i buoni pasto un fattore chiave per aumentare il proprio fatturato.
Da qualche tempo, tuttavia, accanto al tradizionale «libretto» cartaceo (ampiamente conosciuto e accettato praticamente ovunque), stanno riscuotendo un successo crescente anche le smart card elettroniche per i buoni pasto, in particolare quelle cosiddette ricaricabili.
Sebbene il buono pasto cartaceo tradizionale (BPCT), data la sua diffusione e il suo riconoscimento, non necessiti di particolari spiegazioni, vale la pena spendere qualche parola Chi siamo pasto elettronico, in particolare Chi siamo sua versione ricaricabile (BPER).
Questo servizio viene fornito tramite una carta elettronica che viene ricaricata mensilmente con un numero di buoni stabilito dall'azienda caso per caso. La procedura è semplice: il cliente invia l'ordine mensile all'azienda emittente; l'azienda carica i dati nel sistema e li rende disponibili alla rete di terminali POS; il beneficiario riceve la ricarica sulla carta attraverso la stessa rete POS utilizzata per registrare gli acquisti.
Il BPER offre al beneficiario le stesse funzionalità di utilizzo e gli stessi contenuti relativi alle «prestazioni» del tradizionale buono cartaceo (anche se, come vedremo, i limiti di spesa non sono ancora comparabili): in pratica, funziona come una versione «aggiornata» del BPCT, e tutto ciò che è possibile fare con il buono cartaceo è possibile anche con la sua variante elettronica.
L'unica differenza sostanziale tra il BPER e il buono cartaceo riguarda la tracciabilità della transazione elettronica, con le conseguenti implicazioni per il comportamento dell'esercente.
In questo contesto, per il datore di lavoro — che deve scegliere tra le diverse opzioni di servizio, tradizionali o elettroniche — vi sono due parametri da tenere in considerazione:
- trattamento fiscale e previdenziale – Il ciclo di vita del “prodotto” elettronico ricaricabile è ancora nelle prime fasi di sviluppo: sebbene sia presente sul mercato da tempo, il BPER ha registrato una crescita significativa grazie alla Legge di Stabilità del 2015 (Legge 190/2014), con la quale il legislatore ha inteso premiare le caratteristiche di tracciabilità inerenti allo strumento elettronico, innalzando a 7,00 € la soglia di esenzione fiscale e previdenziale per datori di lavoro e dipendenti, lasciando invece invariata a 5,29 € la soglia per il BPCT. L’innalzamento del limite a 7,00 € rende il BPER uno strumento di welfare aziendale estremamente interessante per le imprese, tanto più in quanto il valore nominale del buono si avvicina alla soglia dei 7,00 €.
- La disparità nel trattamento fiscale tra le due soluzioni ha alimentato le aspettative delle società emittenti e ha sostenuto gli investimenti necessari in attrezzature, finalizzati alla creazione di ampie reti di rimborso attraverso l'installazione di terminali POS dedicati presso gli esercizi commerciali aderenti.
- Utilizzabilità – La situazione relativa all’aspetto qualitativo principale del servizio dei buoni pasto – ovvero la loro utilizzabilità e accettazione (rispetto al BPCT) all’interno della rete di esercizi convenzionati – sta subendo un’evoluzione significativa, anche se rimane un ampio divario da colmare rispetto al BPCT: infatti, è ragionevole ipotizzare che, attualmente, l’utilizzabilità del BPER sia pari a circa il 50% di quella del buono pasto cartaceo. In ogni caso, si tratta di numeri significativi (decine di migliaia di esercizi convenzionati) e in costante crescita. Quanto è importante la “spendibilità” del buono pasto? Ovviamente non esiste una risposta univoca, ma in base alla mia esperienza, i clienti ERA considerano in gran parte la “spendibilità” importante almeno quanto lo sconto. In alcuni casi, addirittura più importante. Tuttavia, le valutazioni relative alla “spendibilità” non possono limitarsi a un semplice conteggio degli esercizi pubblici e dei negozi che accettano il buono pasto. Per prendere una decisione razionale, è infatti essenziale condurre un’analisi approfondita delle “esigenze di spendibilità” dei propri dipendenti, perché, come sempre, una qualità non ottimizzata è sinonimo di inefficienza e costi aggiuntivi.
Senza analizzare le «esigenze di spesa», potrebbe rivelarsi impossibile cogliere Risparmi significative Risparmi .
Pertanto, quando si deve scegliere tra i buoni pasto cartacei (i più diffusi e accettati) e quelli elettronici (i più economici), valutare il compromesso tra “qualità” e “rapporto qualità-prezzo” è fondamentale nel processo decisionale.
Una regola molto semplice può orientare la scelta nella giusta direzione. Eccola: se il valore nominale del buono pasto è inferiore (o uguale) a 5,29 € e si ritiene che tale limite non verrà superato nell’immediato futuro, allora la scelta deve ricadere sul buono pasto cartaceo tradizionale. Con questo tipo di servizio, infatti, non si sacrifica nulla in termini economici (non si ottengono vantaggi fiscali o previdenziali rispetto al BPER, né per l’azienda né per i dipendenti) e si ottimizzano i vantaggi qualitativi (una rete di accettazione più ampia).
Al contrario, se il valore del buono pasto supera la soglia di 5,29 €, il buono pasto elettronico diventa l'opzione più conveniente, e questo vantaggio diventa sempre più significativo man mano che il valore unitario del buono pasto si avvicina (o raggiunge) i 7,00 €. In questo caso, è necessario prestare la massima attenzione a un'analisi approfondita della rete di accettazione.
Il vantaggio economico differenziale si applica solo all'interno della fascia compresa tra 5,29 € e 7,00 €. Si tratta delle due soglie oltre le quali, a seconda del tipo di servizio scelto, l'azienda è tenuta a versare i contributi previdenziali applicabili alle retribuzioni ordinarie, mentre i dipendenti sono soggetti al carico fiscale corrispondente al loro livello di reddito.
Per completezza, va infine sottolineato che, qualora l’esigenza di fornire ai dipendenti un servizio di ristorazione paragonabile a quello di una mensa aziendale prevalga sulle caratteristiche di “beneficio” dei due tipi di buoni pasto sopra descritti, le società emittenti offrono la possibilità di attivare un servizio denominato “mensa distribuita” (BPEMD), anch’esso gestito tramite carte elettroniche e terminali.
A differenza della BPER, la BPEMD non richiede una ricarica mensile, poiché sulla carta non vengono caricati buoni pasto o importi in denaro, bensì il «diritto» di usufruire di un pasto per ogni giorno lavorato.
Proprio come il servizio mensa, il BPEMD è interamente deducibile fiscalmente per il datore di lavoro e non comporta alcuna conseguenza fiscale o previdenziale né per l’azienda né per il dipendente, anche se, di norma, può essere utilizzato solo per un pasto al giorno all’interno di una rete «chiusa», ovvero una rete limitata e predefinita.
Non c'è dubbio che il buono pasto elettronico rappresenti il futuro dei servizi di buoni pasto. Ma forse quel futuro non è ancora arrivato.

























































































